IL BASSO NAPOLETANO

THE BASSO NAPOLETANO
Il Basso (dipinto)
Il Basso (dipinto)

I bassi sono le piccole abitazioni a livello della strada tanto frequenti nei vicoli e viuzze dei quartieri antichi di Napoli, dai Vergini e la Sanità ai Quartieri Spagnoli e a qualche nuovo rione popolare. Comunemente ritenuto un esempio di edilizia degradante il basso è una tipologia immobiliare che insieme ai panni stesi ad asciugare, ricorre spesso nella tradizionale ritrattistica partenopea. Scarsamente ampi e sprovvisti di fonti luminose naturali, ospitano da secoli la popolazione più sfortunata. Tuttavia hanno testimoniato il tempo trascorso e hanno subito profonde alterazioni conseguenti alle evoluzioni socioculturali che si sono verificate, di volta in volta, nel paese.Della loro esistenza parlano nomi grossi della Storia e della Letteratura, Boccaccio e Matilde Serao, per citarne due. E l'infelicità delle condizioni di vita che riuscivano ad offrire prosegue tutt'oggi. Estremamente frequenti nei vicoli del centro storico e dei quartieri più antichi di Napoli, le piccole abitazioni con affaccio sulla strada, tinello e camera da letto, spuntano qua e là ai piani terra di antichi palazzi, importanti o meno. In effetti i palazzi nobiliari dei Quartieri ospitavano la servitù proprio ai piani "bassi": lavandaie, sarte, acconciatori d'ogni sorta.La caratteristica si è via via consolidata, cosicché oggi al terzo piano ci vive il facoltoso avvocato e, a piano terra, una famiglia di 5 persone in 30 mq. E' stato stimato che nel 1881 i bassi fossero più di ventimila con circa 100.000 napoletani, nel 1911 sarebbero aumentati a 40.000, nel 1931 avrebbero ospitato addirittura 220.000 persone. La politica di italianizzazione del Fascismo non tollerò simili dati e iniziò con la chiusura di molti bassi. Dopo la distruzione della guerra, alla fine degli anni cinquanta, la cifra sarebbe levitata a 65.000. Numero che oggi si è sensibilmente ridotto: attualmente sono circa 40.000.Ma i tempi odierni rivelano cambiamenti più che sostanziali nel tessuto socioculturale della popolazione: il vicolo e i suoi bassi risentono fortemente di tali sconvolgimenti. Mentre in passato sono stati gli stessi napoletani a trovare dimora in queste abitazioni, oggi sono per lo più popolati da extracomunitari, che tendono a suddividersi per nazionalità, generando vere e proprie isole linguistiche e culturali all'interno della geografia popolare partenopea. La mutazione antropologica, insieme al progresso tecnologico, ha provocato significativi cambiamenti nell'economia della strada: i vecchi mestieri sono scomparsi poco a poco, portando con sè l'attitudine cooperativa che rendeva il vicolo un famiglia allargata e autosufficiente.Parliamo di ambulanti come quelli che si sentono nella grande Canzone Napoletana: il cardatore di lana, l'acquaiuolo, il saponaro, lo scarparo, l'impagliaseggia, il cenciaiolo, il mozzonaro, la balia, la levatrice, la lavandaia, l'ovaiola, alcuni dei quali sono stati ritratti dal pennello di Altamura e Palizzi. Dal Vomero provenivano le lavandaie, all'opera in riva ai ruscelli della collina, oggi sostituite dalle lavatrici. Le donne alla pari sono sempre più extracomunitarie e sempre meno indigene. La "capera" è stata sostituita dalla shampista e dall'estetista, la tv ha mandato in pensione il cantastorie e il burattinaio. E insieme agli spaghetti al pomodoro, i bassi ospitano la cucina indiana e tunisina, ucraina e cinese, con i loro aromi esotici e i loro sapori particolari. 


The lows are the small houses at street level so frequent in the alleys and alleyways of the ancient districts of Naples, from the Virgins and the Sanità to the Quartieri Spagnoli and to some new popular district. Commonly considered an example of degrading housing, the low is a type of real estate that, together with the clothes hung out to dry, often recurs in the traditional Neapolitan portraiture. Sparsely large and without natural light sources, they have been home to the most unfortunate population for centuries. However they have witnessed the time spent and have undergone profound alterations consequent to the socio-cultural evolutions that have occurred, from time to time, in the country. In their existence speak big names of History and Literature, Boccaccio and Matilde Serao, to name two. And the unhappiness of the living conditions they were able to offer continues today. Extremely frequent in the alleys of the historic center and the oldest quarters of Naples, small houses overlooking the street, dining room and bedroom, sprouting here and there on the ground floors of ancient buildings, important or not. In fact the noble buildings of the Quartieri housed the servitude on the "low" floors: washerwomen, seamstresses, hairdressers of all sorts. The characteristic has become consolidated, so today the wealthy lawyer lives on the third floor and, on the ground floor , a family of 5 people in 30 square meters. It was estimated that in 1881 the lows were more than twenty thousand with about 100,000 Neapolitans, in 1911 they would have increased to 40,000, in 1931 they would have hosted even 220,000 people. The Italianization policy of Fascism did not tolerate such data and began with the closure of many lows. After the destruction of the war, at the end of the fifties, the figure would be raised to 65,000. Today, the number is considerably reduced: there are currently around 40,000. But today's times reveal more than substantial changes in the socio-cultural fabric of the population: the alley and its low levels are strongly affected by these upheavals. While in the past it was the Neapolitans themselves who found homes in these homes, today they are mostly populated by non-EU citizens, who tend to divide up by nationality, generating real linguistic and cultural islands within the Neapolitan geography. The anthropological mutation, along with technological progress, has caused significant changes in the economy of the road: the old jobs have disappeared little by little, bringing with them the cooperative attitude that made the alley an extended family and self-sufficient. that feel in the great Neapolitan Song: the wool carder, the water bowl, the saponaro, the scarparo, the stuffing, the cenciaiolo, the mozzonaro, the nanny, the midwife, the washerwoman, the egg-laying, some of which are been portrayed by the brush of Altamura and Palizzi. From the Vomero were the washerwomen, working on the banks of the streams of the hill, now replaced by washing machines. Women on an equal footing are increasingly non-EU and increasingly less indigenous. The "capera" has been replaced by the shampista and the beautician, the tv has retired the storyteller and the puppeteer. And along with spaghetti with tomato sauce, the basses are home to Indian and Tunisian, Ukrainian and Chinese cuisine, with their exotic aromas and their particular flavors.